BUEN CAMINO!

(Scritto da Irene P. per il progetto “Donne Divergenti)

«Oggi se sono quella che sono lo devo ad un’esperienza che mi ha trasformata, vi parlo di qualcosa che mi è molto a cuore, un viaggio che mi ha segnato l’anima: Il Cammino di Santiago!
Chi mi conosce pensava che dopo un giorno sarei tornata indietro, io, “fighetta” sempre truccata e con il rossetto in borsa, non avrei potuto resistere un solo giorno in mezzo a quei boschi, a fare pipì dietro gli alberi!
Ho riempito lo zaino e l’ho nascosto in valigia. Si, avete letto bene: HO NASCOSTO LO ZAINO IN VALIGIA!
Perchè ho deciso di non dire nulla di questa mia avventura, perchè l’unica domanda che mi veniva fatta era: “Ma che si fa? Si cammina e basta?”.
Ma io pensavo a quella conchiglia, pensavo a quella via battuta da milioni di persone e con milioni di storie da raccontare.

Prima tappa Saint Jean Pied de Port. Nel bel mezzo dei Pirenei, mi sono guardata attorno, e ho bussato; e lì un uomo mi ha aperto le porte di casa.
Inizia tutto cosi.
Se chiudo gli occhi sento ancora l’odore di alberi, di boschi, di cene condivise, di lunghe chiacchierate a gesti, in un inglese a tratti maccheronico, a tratti intriso di spagnolo e francese, nelle locande e osterie di paese, o nelle camerate degli ostelli. Ma la cosa irreale è che ognuno di noi, in quelle cene, in quelle serate in cui si beveva un bicchiere di Tinto, o si mangiava un churros, in quelle sere tutte “companatico e compagni”, donavamo un pò di noi e ricevevamo in dono un pò degli altri!

Si! Ognuno donava un sorriso, una parola, magari una carezza; gesti inaspettati in tanto silenzio!
Ho camminato con pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, ho condiviso sentieri con chi tentava di trovare una nuova vita, ho condiviso tavoli di ostelli con ragazzi soli, cresciuti in un orfanotrofio, alla ricerca di radici. C’erano coppie di vecchietti che si amavano come il loro primo giorno e che per mano si inerpicavano per i sentieri; c’era chi fuggiva da matrimoni infelici o da vite infelici, chi era uscito dal tunnel della droga.

La sveglia era il sole dell’alba, a volte un gallo. Ogni mattina. Ed io che, eccetto dopo una serata post falò a ferragosto, o al rientro da una nottata in disco, non avevo mai apprezzato così tanto quella palla gialla, che impetuosa e imperiosa si erge nel cielo. Per me ogni mattina era uno spettacolo nuovo.
E poi mangiare con semplicità e gusto un pezzo di pane sfornato come pranzo di Pasqua, donato da qualcuno che ti vede passare, e sentirsi dire che i pellegrini sono sacri, e senti interrompere il tuo silenzio con quel saluto: Buen Camino!
Quelle parole magiche segnano il ritmo dei tuoi passi che sfrigolano nel terreno, e subito dopo una voce che spezza il tuo silenzio e ti augura “BUEN CAMINO”. Un saluto universale, che tu sia ungherese o giapponese, uomo o donna, lo pronunci con gioia e vuoi condividerlo perchè è l’incoraggiamento a proseguire il tuo percorso buono di vita, e anche quando si è stanchi, e i piedi fanno male, sei incoraggiato a camminare per raggiungere il tuo sogno!


Giunta a Portomarin, dove mi sono fermata per la notte, incontrai una donna seduta al bancone del Bar. Mi sedetti accanto a lei, che riconobbe subito una nuova faccia e mi chese se fossi “Pellegrina”. Da lì cominciammo a parlare e quando seppe che mi chiamavo Irene volle subito offrirmi da mangiare (ordinò per me un patè di cozze crude su bruschette, affamata riempii un boccone abbondante e il mio viso divenne verde…sconcertata. Il patè di cozze sarà buonissimo per qualcuno, non lo metto in dubbio, ma vi assicuro che non è il mio genere). La donna mi disse che incontrare qualcuno che portasse il mio nome è di buon auspicio, per via dell’origine del nome: “Irene, dal greco Eiréne, significa pace”, e per estensione tempo di pace, e la donna volle festeggiare offrendomi anche da bere. Non vi racconto delle sbronze serali, e si, perchè durante il Cammino, dopo una lunga giornata faticosa, ci si abbandona a ridere, scherzare, cantare, ci si confessa ad estranei e forse fai uscire il tuo vero Io! Il liquore Hierbas fa la sua parte!

Ci si chiede se il Cammino lo si faccia per fede. No, non si fa per fede, o non solo per fede. Una sola cosa accomuna tutti coloro che intraprendono il Cammino di Santiago: la voglia di vivere un’esperienza che permetta di ritrovare la vera natura dell’uomo, la profondità del proprio cuore e della propria anima!

Lo zaino via via si alleggeriva, lasciando il superfluo nei vari ostelli in dono a chi sostava, mi sono ridotta con uno zaino di 6 kg, praticamente per una fashion addict come me era qualcosa di impensabile mollare trucchi, piastra, cremine, e non so se è stato il miracolo di Santiago ma nelle foto vi giuro che sono venuta benissimo (niente filtri).

Al termine del lungo Cammino sono giunta a Santiago, con le lacrime agli occhi per la fatica sostenuta e per il sogno realizzato. Ho mollato lo zaino a terra e sono entrata nella Cattedrale di Santiago de Compostela, la meta finale di ogni pellegrino. Nell’aria le campane scampanavano a festa e tutti i pellegrini giunti esultavano. Ero sola tra una folla di gente che gioiva! Io, il mio piccolo miracolo a Santiago, l’ho ricevuto: un uomo tra la folla si avvicina, mi saluta in una lingua un pò spagnola, un pò italiana, e mi chiede: “Irene? Sei Irene?”.
Riconobbi quell’uomo buffo che sorrideva, avevamo condiviso il Cammino in alcuni tratti, e ho risposto: “Sono Io”, e lui nel suo dialetto mi ha detto: “Non perdere mai il sorriso che hai avuto in questo cammino, non perdere mai la gioia negli occhi : NON SMETTERE DI SORRIDERE! BUEN CAMINO!”

Ho imparato quell’anno, alla soglia dei miei 30 anni, che la vita è fantastica se l’affronti con il sorriso, se riesci a gioire delle piccole cose, se riesci a donarti. Non sono parole semplici da mettere in atto, lo so, perchè a volte è più difficile lasciarsi andare alla semplicità che farsi travolgere dal caos del complicato.

Il Cammino ti tocca l’anima, perchè ti osserva in silenzio, e senza volerlo ti rende migliore ad ogni salita, ad ogni vetta che raggiungi. Abbiamo sempre qualcosa da raggiungere, ma in quel momento noi stessi siamo il nostro punto di riferimento, la nostra vetta.

Chiudo con una frase non mia, ma che ho fatta mia dopo quest’esperienza e voglio condividerla con voi : LO STRAORDINARIO RISIEDE NEL CAMMINO DELLE PERSONE COMUNI.»

di Irene P.

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